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Archivio 2007

Scritto da Gloria Giovanetti Categoria: Moda
Pubblicato 23 Dicembre 2007
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Si confermano le indicazioni emerse nel primo semestre 2007 per il settore calzaturiero che, dopo un triennio difficile, vede primi segnali di recupero. Dopo un 2006 riflessivo, infatti, la nota congiunturale elaborata dallUfficio Studi di ANCI mette in evidenza il consolidarsi della tendenza al riequilibrio delle principali variabili congiunturali. In questi ultimi anni molte imprese hanno sofferto la crisi spiega Vito Artioli, il presidente di ANCI, lAssociazione Nazionale Calzaturifici Italiani - ma il settore nel complesso e' riuscito a trovare il bandolo della matassa anche attraverso un ripensamento dei modelli di business. Diversificazione, internazionalizzazione e specializzazione nella fascia medio-alta sono stati i trend che hanno caratterizzato le imprese che meglio hanno saputo uscire dalla crisi. Tuttavia, tra gli indicatori per il medio termine si trovano ancora luci ed ombre che non ci consentono di pensare di essere usciti pienamente dal guado. Tra i segnali favorevoli rilevati dallUfficio Studi dei calzaturieri ce', indubbiamente, il ritorno alla crescita del saldo commerciale che pure negli anni di crisi era rimasto costantemente sopra i 3,2 miliardi di euro. Nei primi otto mesi del 2007, il surplus commerciale ha sfiorato i 2,5 miliardi di euro con una crescita del 15,3% sullanalogo periodo 2006; tale risultato, seppure debba essere preso con prudenza per la variazione di metodologia nella rilevazione dellimport da Romania e Bulgaria dopo lingresso nella UE il 1 gennaio 2007, comunque un segnale importante di cambiamento della tendenza dei primi anni 2000. Anche depurando delleffetto statistico, lincremento del saldo commerciale dovrebbe attestarsi attorno al 7,7% in valore, che comunque triplica il tasso di crescita registrato nel 2006. Un altro segnale positivo della congiuntura del 2007 continua il presidente Artioli dato certamente dalle dinamiche di prezzo: mentre gli anni scorsi le imprese avevano sostanzialmente rinunciato a ritoccare i listini pur di non perdere quote di mercato, oggi hanno potuto, seppure solo in parte, recuperare una quota dei margini. La crescita del 3% sul mercato interno e del 2,6% su quelli esteri del livello dei prezzi alla produzione, indicata dal campione, rappresenta unimportante novita'. Non meno significativi sono le dinamiche mostrate dai flussi di esportazione che non solo registrano una crescita, ma confermano la nuova tendenza ad un incremento dei prezzi medi. Tuttavia, questa crescita deve essere interpretata come la somma di due tendenze distinte: da un lato ladeguamento dei prezzi di listino, dallaltro la modifica della gamma di prodotti venduti dalle aziende italiane. Laumento dei prezzi medi del 6,6% delle esportazioni quindi effetto anche di un riposizionamento verso lalto delle aziende italiane. La crescita ha riguardato non solo i valori esportati (+9,6%) ma anche, dopo diverse variazioni negative, le quantita' (+2,9%). Nei primi otto mesi dellanno sottolinea il presidente di ANCI - abbiamo venduto allestero 178,5 milioni di paia, ovvero circa 5 milioni in piu' rispetto allanno precedente, per un valore di 4.805 milioni di euro. Si tratta di un risultato che ha coinvolto con poche eccezioni tutti i comparti. Le vendite estero delle calzature in pelle, da sempre la nostra specializzazione di punta, sono risultate in crescita dell8,5% in valore, un incremento che ha coinvolto in misura minore anche i volumi, cresciuti di quasi l1%. Non meno significative le indicazioni che arrivano da alcuni paesi che fino a qualche mese fa costituivano mercati critici per le calzature made-in-Italy: crescono infatti le esportazioni in Germania (+3,7% in valore) e in Usa (+0,8%), anche se rimangono negative le variazioni in volume (rispettivamente 0,5% e 15,6%). Guardando allandamento in valore occorre pero' arrivare al dodicesimo paese cliente per trovare una variazione negativa: bene Francia (+6,7%), Regno Unito (+10,9%) e Spagna (+12,8%), mentre in contrazione risulta il mercato giapponese (-2% in valore e -2,9% in quantita'). Le imprese italiane fa rilevare Vito Artioli - hanno dimostrato di essere competitive: sono state in grado di intercettare la crescita della domanda internazionale contro le previsioni di chi pensava ad un settore maturo ed incapace di riprendersi dallo shock causato dalla competizione asiatica. Invece permangono difficolta' sul mercato interno, perche', nonostante una domanda piu' vivace rispetto agli altri anni, le famiglie italiane continuano a rimandare gli acquisti a causa del clima di incertezza e della bassa crescita dei redditi disponibili. Le imprese calzaturiere hanno dato prova di sapere sfruttare la corrente ascensionale della domanda internazionale, ma nulla possono se quella domanda rallenta. In effetti i consumi interni hanno mostrato una non trascurabile ripresa della domanda nei primi otto mesi dellanno (+6,1% in quantit e +9,2% in spesa gli acquisti delle famiglie), ma questa crescita va interpretata anche alla luce di acquisti rimandati nelle scorse stagioni. Di contro, trainate dalle calzature in sintetico e tessuto le importazioni hanno raggiunto lennesimo record, evidenziando una dinamica importante in quantit (+11,9%) accompagnata da una riduzione non marginale (-6,9%) dei valori medi unitari al paio. Complessivamente nei primi 8 mesi 2007 sono entrati in Italia 298,6 milioni di paia, per un valore di 2.307 milioni di euro (+4,1%); le scarpe con tomaio in pelle si sono attestate a 96,1 milioni di paia (-2,3%). Resta immutata la forte pressione competitiva esercitata dai Paesi del Far East anche se occorre ricordare che le cifre di import ed export comprendono le operazioni di sub-fornitura e di decentramento produttivo estero: +22,5% in quantit la Cina (con un -11,4% del prezzo medio) e +18,5% il Vietnam (prezzo al paio sceso del 4,1%), nonostante la specifica contrazione delle voci in pelle interessate dalle misure europee antidumping (che fanno segnare un -14,4% in volume dalla Cina e un -5,2% dal Vietnam, per un complessivo -12%). Permangono, nel nostro paese commenta il presidente di ANCI - problemi strutturali che impediscono alle imprese di confermare lottimismo anche per il prossimo anno. Lo dimostrano i dati sugli ordinativi che pur mantenendosi positivi (+ 0,7% in quantit, con un +2,2% in Italia) non sembrano confermare lottimismo del terzo trimestre 2007. Una valutazione che nasce anche alla luce dei dati sulloccupazione che non si sono riallineati al buon andamento dellanno: lutilizzo degli strumenti di Cassa Integrazione Guadagni nellArea Pelle in decisa riduzione, ma loccupazione complessiva del settore ancora in calo, cosi' come il numero di imprese attive. I dati emersi dalla nostra indagine congiunturale confermano landamento meno penalizzante per il settore - conclude Vito Artioli - ma anche la mancanza di fiducia delle imprese a fronte di una forte instabilit sia sul mercato interno che su quelli esteri. Per le esportazioni prevalgono i timori di un rallentamento della domanda mondiale, mentre sul mercato interno pesa la forte incertezza politica e il perdurare di una situazione economica non brillante delle famiglie italiane. Il superamento della Spagna per PIL/pro capite un fatto simbolico, ma molto preoccupante.

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