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Scritto da Gloria Giovanetti Categoria: Teatro2018
Pubblicato 21 Novembre 2016
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SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

Uno spettacolo da vedere e rivedere. Imperdibile!

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

di William Shakespeare

regia di Elio De Capitani

traduzione di Dario Del Corno

 con Corinna Agustoni (Starveling), Giuseppe Amato (Puck), Marco Bonadei  (Bottom), Sara Borsarelli (Ippolita/Titania), Clio Cipolletta (Elena), Enzo Curcurù  (Teseo/Oberon), Loris Fabiani (Demetrio), Lorenzo Fontana (Tisbe), Vincenzo Giordano (Lisandro), Sarah Nicolucci (Ermia), Luca Toracca (Quince), Emilia Scarpati Fanetti (fata), Vincenzo Zampa (leone)

scene di Carlo Sala

costumi di Ferdinando Bruni

musiche originali di Mario Arcari

coro della notte di Giovanna Marini

luci di Nando Frigerio

produzione Teatro dell’Elfo

Un must della Compagnia dell’Elfo, terreno ideale per sperimentare, divertire e divertirsi, mettere alla prova giovani talenti e nuovi ensemble. Un “sogno” che si ripete nel quale ritornano memorie, tracce e citazioni del passato.

Dopo le stravaganze rock di Salvatores (regista della prima edizione nell’81), Elio De Capitani ha sperimentato con questo testo due approcci registici radicalmente distanti: dalle atmosfere dark della messinscena del 1986, il regista ha virato verso una cifra stilistica nuova per la produzione del 1997, un successo ripreso e replicato per vent’anni. Da allora il Sogno dell’Elfo è uno spettacolo-festa dalla leggerezza mozartiana nel quale si è fatta strada la libertà di abbandonarsi al piacere del racconto, esaltando il gioco di simmetrie barocche e di abili incastri che fanno di questa commedia uno stupefacente congegno per il divertimento.

 

Il testo di Shakespeare intreccia le peripezie d’amore di uomini e donne, elfi e fate, tra palazzi nobiliari e foreste incantate, distruggendo l’idea romantica dell’amore e facendo piazza pulita di luoghi comuni, senza per questo irridere ai sentimenti, ma dando conto della loro fragilità e della carica di irrazionalità e di follia.

La regia di Elio De Capitani, con tocco leggero, riesce ad amalgamare felicemente la solarità della commedia dei quattro giovani amanti con le ombre d’inquietudine proiettate dal mondo degli spiriti guidati dall’imprevedibile folletto Puck. Il tutto corroborato dall’irresistibile comicità dei personaggi degli artigiani, un gruppo squinternato di aspiranti attori, guidati in tutti questi anni dal cuoco Bottom-De Capitani. E la novità più rilevante di quest’edizione 2016 sta proprio qui: il regista-attore abbandona per la prima volta il ruolo del  personaggio con la testa d’asino, nei cui panni s’è calato in miriadi di recite. «Sarà un felicissimo distacco - dice - passo il testimone a Marco Bonadei che ancora non crede alle sue orecchie d’asino: da giovane allievo vedeva Sogno come un mito, ora è nel mio Bottom ed è bravissimo». Restano presenze storiche indispensabili a capitanare il gruppo dei comici Luca Toracca e Corinna Agustoni. Nel cast si segnala anche un’altra new entry, Enzo Curcurù nel ruolo di Teseo-Oberon, e un gradito ritorno, Lorenzo Fontana come Tisbe. Mentre sono confermati gli interpreti che hanno trascinato al successo lo spettacolo nell’edizione 2010/11: Sara Borsarelli, Giuseppe Amato, Clio Cipolletta, Loris Fabiani, Vincenzo Giordano, Sarah Nicolucci.

 

22 novembre – 4 dicembre sala Shakespeare

 

DALLA RASSEGNA STAMPA:

De Capitani seguendo la traduzione, facile all’orecchio, di Dario Del Corno, punta molto sulla contrapposizione tra saggezza e slancio, fra capacità di ordire l’inganno e l’ingenuità di subirlo. E punta moltissimo sul lato onirico del testo, mescolandone intelligentemente le suggestioni e ambientandolo in una scenografia che ne accentua la chiave favolistica. C’è una tangibile tenerezza nello smaliziato approccio di De Capitani e dei suoi attori al testo di Shakespeare, scelto quasi come spettacolo delle “svolte” per questo gruppo, cambiato nel corso del tempo, riuscendo però a restare fedele a un linguaggio teatrale personale pieno di forza e di gioco.

Maria Grazia Gregori, l’Unità, 14/7/97

 

Non si pensi a una scelta ammiccante, a concessioni in qualche modo commerciali, anche perché tutto ciò che impronta questa messinscena viene direttamente dalla memoria teatrale del gruppo; è un fatto tuttavia, che raramente una formazione così spiccatamente generazionale abbia realizzato uno spettacolo tanto rispettoso del modello originario: pur suggerendo i bei costumi di Ferdinando Bruni qualche richiamo a una disinvolta attualità - con gli abiti dei duchi che rimandano a un clima da operetta mitteleuropea - De Capitani non esita a calarsi in un’autentica féerie, traendone spunti elegantemente surreali soprattutto per le coreografiche presenze delle fate. Nell’elaborata stratificazione barocca del plot, dove il mondo degli elfi è il risvolto notturno, sfuggente della corte di Teseo, e la recita degli artigiani ne incarna il controcanto grottesco, ogni segmento appare in felice armonia con gli altri, per cui la tenerezza va di pari passo con lo sberleffo, e l’ironia ben si accorda con le componenti più esplicitamente misteriose e soprannaturali.                                                    

Renato Palazzi, Il Sole 24 Ore, 20/7/97

 

De Capitani si diverte ad esasperare e rivitalizzare con freschezza tutti i cliché teatrali, esaltando la dimensione del teatro nel teatro, le ambiguità tra il sogno e la realtà, la sarabanda degli incantesimi e delle illusioni. Così gli attori che preparano la recita esplodono in una comicità da varietà, Oberon e Titania con le loro corti di elfi, fate e folletti sembrano usciti da un musical stile Hair o Rocky Horror, riccioluti, capelloni e seminudi. In questo nuovo Sogno la forza perturbante non è tanto quella della sessualità e dei suoi fantasmi,  quanto il comico: l’ironia di Ermia, il sarcasmo di Puck, la risata grossolana che scatena Bottom, gli sfottò e gli equivoci.

Oliviero Ponte di Pino, Il manifesto, 26/11/97

 

Il senso di felice sagra, impresso all’azione dalla scena tutta teli e sipari da circo, può rivelarsi ideale per esprimere i diversi piani del testo, usando à grande vitesse le armi del divertimento, dell’invenzione, della continua scoperta… Questo spettacolo è un pezzo di storia per un gruppo che recupera così il gusto per un filone autobiografico, stavolta per chiedersene il senso con l’autore.

Franco Quadri, la Repubblica, 7/1/99

 

Elfo Puccini, corso Buenos Aires 33, Milano – Info e prenotazioni 02/0066.06.06 -www.elfo.org – Martedì/sabato ore 20:30, domenica ore 16:00 - PREZZI: Intero 32.50 € - Martedì 21.50 € - Ridotto giovani e anziani 17 €.

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

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