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L’arte che cura: le nuove evidenze scientifiche sul rapporto tra cultura, salute e ben-essere

Esce L’arte che cura. Nuove evidenze scientifiche di Daisy Fancourt, un’ampia sintesi delle ricerche condotte negli ultimi decenni sul rapporto tra esperienze artistiche, salute e ben-essere.

L’edizione italiana è pubblicata con il marchio editoriale della Fondazione Luigi Rovati, da sempre impegnata nello studio e nell’approfondimento delle relazioni tra arte, salute e ben-essere attraverso progetti di ricerca e iniziative culturali e scientifiche. La pubblicazione è arricchita dalla prefazione di Pier Luigi Sacco, Catterina Seia e Annalisa Cicerchia del CCW Cultural Welfare Center, fin dall’inizio a fianco della Fondazione nella promozione dell’arte come risorsa per il benessere.

Il volume esce in un momento di crescente attenzione istituzionale verso questi temi. Nell’aprile 2026 il Ministero della Cultura e il Ministero della Salute hanno sottoscritto un Protocollo d’intesa finalizzato a promuovere iniziative di ricerca e sperimentazione sugli effetti che la fruizione del patrimonio culturale e la partecipazione alle attività artistiche possono produrre sulla salute e sul ben-essere psicofisico. L’accordo riconosce alle arti e alla cultura un ruolo significativo nella costruzione di politiche di cura e di welfare più ampie, moderne e inclusive.

Scienziata pluripremiata e autorità internazionale in questo ambito di studi, Daisy Fancourt analizza il potere trasformativo delle arti e mostra, attraverso solide evidenze scientifiche, come possano rappresentare una risorsa concreta per il ben-essere individuale e collettivo.

Le arti sono spesso considerate un passatempo o un lusso. Ma se fossero, invece, una vera e propria risorsa per la nostra salute?

Le pratiche artistiche attraversano da secoli tradizioni mediche molto diverse, dalla medicina araba a quella ayurvedica, e sono accompagnate da innumerevoli racconti sul loro potere curativo. La sfida della ricerca scientifica consiste nel distinguere le suggestioni dalle evidenze e nell’individuare i processi attraverso cui le esperienze artistiche possono produrre benefici reali.

Basandosi sui risultati di decenni di studi clinici, Daisy Fancourt propone una sintesi organica di un ampio patrimonio di conoscenze che riconosce all’arte un ruolo significativo nella promozione della salute. Il volume non si limita a osservare le correlazioni, ma analizza i meccanismi biologici, psicologici e sociali attraverso cui le esperienze artistiche agiscono sull’organismo, sui comportamenti e sulle relazioni.

Le evidenze raccolte mostrano  che il canto può favorire lo sviluppo cerebrale nei bambini; che le arti visive e la musica contribuiscono a ridurre depressione, stress e dolore; che la danza può stimolare nuove connessioni neurali dopo un trauma cerebrale; che frequentare concerti, mostre e spettacoli riduce il rischio di isolamento sociale e fragilità; e che le attività artistiche possono rallentare il declino cognitivo e sostenere le persone affette da patologie neurodegenerative, come il Parkinson e l’Alzheimer.

Daisy Fancourt attinge alle ricerche più avanzate nel campo delle neuroscienze, della psicologia, dell’immunologia, della fisiologia, delle scienze comportamentali e dell’epidemiologia. Arricchito da testimonianze personali, L’arte che cura è al tempo stesso un’opera di divulgazione scientifica e una guida per comprendere come costruire una propria “prescrizione artistica”.

I capitoli affrontano diversi ambiti: il ben-essere, la salute mentale, la salute del cervello, il movimento, lo stress e il dolore, i comportamenti salutari e la longevità.

Come evidenziato nella prefazione, L’arte che cura restituisce «a un pubblico ampio il lavoro di una comunità scientifica senza sacrificarne il rigore né la complessità».

Daisy Fancourt non propone soluzioni preconfezionate, ma offre una base conoscitiva rigorosa per interpretare le esperienze esistenti, comprendere l’impatto delle arti e della creatività sulla salute e sulla malattia e promuovere un welfare culturale integrato nelle politiche pubbliche.

Diversi sistemi sanitari, a cominciare da quello britannico, hanno già iniziato a includere le pratiche artistiche nei propri modelli di prevenzione e cura, riconoscendo loro un ruolo accanto all’attività fisica, al contatto con la natura e al volontariato.

La salute, infatti, non è soltanto qualcosa che accade: è anche il risultato dei contesti in cui viviamo, delle relazioni che costruiamo e dei nostri comportamenti. In questa prospettiva, l’arte può diventare una componente essenziale della cura e del ben-essere.


L’AUTRICE

Daisy Fancourt (1990) è docente di psicobiologia ed epidemiologia presso lo University College London e studia il ruolo delle arti e della cultura nella promozione della salute. È direttrice del Centro Arte e Salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e autrice di oltre 300 pubblicazioni scientifiche. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti accademici e per la divulgazione scientifica ed è stata nominata Global Shaper dal World Economic Forum e New Generation Thinker dalla BBC.