
Arriva nelle sale italiane giovedì 24 settembre 2026, distribuito da Officine Ubu, Santiago - Un cammino per ricominciare, il nuovo film del regista francese Yann Samuell, già noto per aver diretto il remake de La guerra dei bottoni. Il titolo originale è Compostelle e la pellicola, un dramma venato di commedia, ha una durata di 102 minuti. Il cast è guidato da Alexandra Lamy e dal giovane Julien Le Berre, affiancati da Maëlle Vidou, Eric Métayer e Malik Amraoui.
LA TRAMA
Il film è liberamente ispirato al romanzo Marche et invente ta vie di Bernard Ollivier e a numerose storie realmente accadute. Al centro della vicenda c'è Fred, un'insegnante sospesa dal servizio dopo aver schiaffeggiato un'allieva, che sta attraversando un momento di profonda crisi personale: il marito medico ha chiesto il divorzio e il rapporto con la figlia Nina si fa sempre più distante. Grazie a un'amica, Fred viene a conoscenza di un'associazione che segue ragazzi in difficoltà attraverso percorsi definiti "marce di rottura". Superate alcune resistenze iniziali da parte dei responsabili dell'organizzazione, ottiene il permesso di accompagnare Adam, un adolescente con diversi precedenti alle spalle, in un cammino di tre mesi verso Santiago di Compostela, scelto dal ragazzo come alternativa alla detenzione. Da qui prende avvio un rapporto tutt'altro che semplice, destinato a mettere alla prova entrambi.
UN VIAGGIO INTERIORE TRA GENERAZIONI
Samuell prende spunto da progetti di reinserimento realmente attivi in Francia per costruire un racconto che si muove su un doppio binario: quello fisico del cammino verso Santiago e quello, più profondo, della crescita interiore dei due protagonisti. Il regista ha più volte sottolineato come ogni generazione porti con sé una responsabilità reciproca verso quella successiva e verso quella precedente, un'idea che nel film si traduce nella possibilità, per i figli, di ereditare gli errori dei genitori oppure di trasformarli, con fatica, in qualcosa di positivo.
Il percorso verso Santiago diventa così, in una chiave laica e priva di connotazioni religiose, occasione di introspezione e di revisione critica di sé, secondo la filosofia dell'associazione "Seuil" (in francese, "soglia"), realmente attiva nell'accompagnare giovani con situazioni di disagio lungo cammini di transizione.
LE INTERPRETAZIONI
A reggere il film sono soprattutto le prove di Alexandra Lamy e Julien Le Berre, capaci di restituire con naturalezza l'alternarsi di fasi di avvicinamento e di apparente rottura tra i due personaggi, in un equilibrio che non concede facili scorciatoie emotive.