In viaggio

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Ci sono luoghi che custodiscono la propria bellezza con una riservatezza tutta emiliana. Cento è uno di questi. Sospesa nella pianura tra Bologna e Ferrara, questa cittadina si rivela al visitatore come un set teatrale a cielo aperto, dove i colori caldi dei portici ritmano il passo e le biciclette dettano il tempo lento delle giornate. Passeggiare per il centro significa calpestare la storia, incrociando lo sguardo della statua del Guercino che domina la piazza principale, dove il Palazzo del Governatore e la Torre Civica ricordano i secoli in cui la città amministrava con orgoglio la propria autonomia. Poco più in là, le geometrie asimmetriche della trecentesca Rocca, voluta dai vescovi di Bologna e restituita alla città dopo i restauri seguiti al sisma del 2012, raccontano di antichi assedi e sfide di confine. Ma la vera magia di Cento risiede nella sua capacità di nascondere tesori immensi dietro facciate apparentemente sobrie, come accade nella Chiesa del Rosario, un autentico scrigno barocco dove lo spazio sacro dialoga direttamente con l'arte immortale.

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La vera scusa per mettersi in viaggio in questo inizio d'autunno, tuttavia, è un debutto culturale straordinario che accende i riflettori su un figlio illustre della città. La Civica Pinacoteca "il Guercino" ospita infatti una grande mostra monografica dedicata a Marcello Provenzale, intitolata "Marcello Provenzale da Cento. Un genio del mosaico barocco nella Roma dei Borghese".

L'esposizione offre un'esperienza visiva spiazzante, capace di catturare anche l'osservatore più distratto. Provenzale, artista prediletto da Papa Paolo V, ha saputo spingere l'arte del mosaico oltre i suoi confini tradizionali, sfidando la pittura sul suo stesso terreno.

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Le opere in mostra, giunte grazie a prestigiosi prestiti da collezioni come la Galleria Borghese e gli Uffizi, svelano un microcosmo di tessere ed elementi filati così infinitesimali da ingannare l'occhio. Davanti ai suoi lavori la pietra sembra farsi carne, velluto e luce, sprigionando una morbidezza pittorica che toglie il fiato. È un viaggio ravvicinato nella grande bellezza della Roma seicentesca, celebrato nel cuore dell'Emilia.

Chi si concede una pausa lontano dalle sale espositive può raggiungere il Teatro Borgatti, elegante gioiello ottocentesco intitolato al tenore centese Giuseppe Borgatti, che conferma la vocazione di Cento a essere, da sempre, città di arte e di musica.

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Una giornata trascorsa a Cento non può che concludersi a tavola, dove la cultura del territorio si esprime con la stessa generosa opulenza della sua arte. La cucina locale è un punto d'incontro perfetto tra due tradizioni immense: la ricchezza bolognese e la raffinatezza estense. Nelle trattorie del centro il profumo dei cappellacci di zucca fatti a mano e il sapore intenso della salama da sugo si accompagnano alla tipica coppia ferrarese, il pane friabile e unico che è il vero marchio di fabbrica di queste terre. Cento si saluta così, con il calore della sua ospitalità e la consapevolezza di aver scoperto un piccolo capolavoro di provincia che merita di essere vissuto.