
C'è qualcosa di quasi cinematografico nel debutto di Marisa Berenson come designer, a 79 anni, per Zara. Un'attrice che ha attraversato i set di Kubrick e Visconti, che è stata fotografata nuda da Irving Penn con indosso solo una collana a catena per Vogue, che ha tremato davanti alla nonna Elsa Schiaparelli preoccupata di non essere all'altezza del suo giudizio sul vestire — quella donna firma oggi una capsule collection di moda e homeware che porta il suo nome: The House of Marisa Berenson.
Il lancio, avvenuto il 5 giugno, non è un episodio isolato nella strategia del gruppo Inditex. Zara ha costruito negli ultimi mesi una politica di collaborazioni sempre più mirata, passando da Bad Bunny a John Galliano, fino a questa icona dell'alta società newyorkese degli anni Settanta, nipote della fondatrice della maison Schiaparelli. L'obiettivo dichiarato dall'amministratore delegato di Inditex, Óscar García Maceiras, è quello di continuare a collaborare con figure globali del mondo del design, della cultura e dell'arte — e Berenson incarna, in questo senso, una scelta insieme affettiva e strategicamente raffinata: porta con sé il peso specifico di un cognome leggendario, la credibilità di una vita vissuta tra arte e moda, e una trasversalità generazionale che pochi altri nomi avrebbero potuto garantire.
L'anima della collezione porta i segni indelebili di Elsa Schiaparelli — la nonna che Marisa ammette di aver temuto e amato in egual misura. Il rosa "shocking", colore simbolo della maison fondata a Parigi negli anni Trenta, fa capolino in gonne annodate e abiti di lino, mentre la palette generale si muove tra il nero, il verde smeraldo e i riflessi dorati e argentati di lamé e tessuti preziosi. I motivi ricorrenti — il serpente, il corallo, le costellazioni — rimandano direttamente all'immaginario surrealista che Elsa Schiaparelli aveva costruito in dialogo con Salvador Dalí e Jean Cocteau, e che sua nipote ha riletto con la libertà di chi quell'universo lo ha respirato sin dall'infanzia.

I quarantacinque pezzi della collezione abbigliamento spaziano dai costumi da bagno ornati di perline e ricami a motivo serpente agli abiti gioiello, dai bomber in lamé argentato alle tuniche nei toni del corallo e del verde Nilo, fino a shorts dorati, cappe a palloncino e una vasta selezione di cappelli, turbanti, calzature e bigiotteria. È una proposta che Berenson descrive come una lunga estate senza fine, da Capri a Saint-Tropez — un immaginario che non rinuncia alla nostalgia, ma la porta nel presente senza renderla museo.
Per la casa, lo stesso spirito eclettico si traduce in posate con manici a forma di corallo, bicchieri decorati con i segni zodiacali, candelabri, stoviglie, cuscini e fazzoletti ricamati. Oggetti che riecheggiano la residenza di Elsa Schiaparelli, che Marisa ricorda come "caotica e straordinaria", disposta senza un ordine apparente eppure magnetica. Quella stessa capacità di accostare il prezioso all'insolito definisce anche i pezzi per la cucina e la tavola, formali ma stravaganti, come lei stessa li ha definiti.
A fare da cornice alla presentazione della collezione è stata la penna di Hamish Bowles, global editor at large di Vogue, che ha raccolto le dichiarazioni di Berenson — e che non ha mancato di evocare quella celebre fotografia di Penn, citandola come l'episodio che avrebbe fatto perdere definitivamente la pazienza a Elsa Schiaparelli nei confronti di Diana Vreeland. Un aneddoto che dice tutto sul tipo di universo — fatto di glamour, tensioni, arte e leggenda — a cui questa capsule collection attinge a piene mani.