
Un evento milanese mette in dialogo dieci anni di silenzio pittorico e sessanta mesi di rifermentazione
C'è qualcosa di profondamente onesto nel gesto con cui si fa ruotare il vino nel calice. Non è un'esibizione: è un atto di apertura. L'ossigeno incontra la materia, i profumi si dispiegano, la struttura si rivela. È lo stesso principio che muove un vortice sulla tela — quella tensione centrifuga che non distrugge, ma stratifica, sedimenta, porta alla superficie ciò che era rimasto nascosto.
È su questa analogia che si fonda Vortici — Arte e Metodo Classico in dialogo, l'evento che il 18 aprile 2026 aprirà le porte della Andrea Chisesi Art Gallery di Milano (Via Marsala 1, angolo Via Solferino) a partire dalle ore 11.00. Un appuntamento raro, per più di una ragione.
Dieci opere, un decennio di attesa
Per la prima volta il pubblico potrà vedere le dieci tele della collezione Vortici, appartenenti alla produzione del 2015 e conservate nel caveau dello studio di Andrea Chisesi per oltre un decennio. Non un ritiro: una maturazione. Nelle parole dell'artista stesso, il vortice è «energia primaria», una forza che attraversa la superficie, accumula tracce, trasforma la materia in visione. Sono opere che hanno atteso il momento giusto per manifestarsi — e quel momento coincide, non a caso, con un vino che ha fatto lo stesso.
Il Metodo Classico come specchio
Il vino in questione è il Masot Metodo Classico Kòme, prodotto da uve Boschera — vitigno autoctono delle Prealpi Trevigiane, oggi ridotto a soli cinque ettari — con un riposo di sessanta mesi sui lieviti. Sessanta mesi di pressione interna, trasformazione progressiva, attesa disciplinata: la stessa grammatica del fare artistico.
Masot, Fiabe di Vino è un'azienda piccola e consapevole, nata a Palù di Sarmede (Treviso) nel 2015 grazie ai vigneti di famiglia di Andrea e Daniele da Ros. Certificata biologica, aderente alla FiVi — Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti — coltiva circa venticinque ettari e produce centomila bottiglie l'anno. La Boschera protagonista del Kòme è una varietà quasi scomparsa, un tempo diffusa nei boschi della fascia pedemontana trevigiana, oggi sopravvissuta in pochi vigneti. Una scelta di campo precisa: recuperare ciò che il mercato aveva abbandonato, dargli il tempo di esprimersi.
L'edizione d'artista: cento ponti tra cantina e caveau
Il punto di convergenza tra i due linguaggi è incarnato da un'edizione limitata di cento bottiglie, ognuna con etichetta che riproduce l'opera Vortice Blu Milano (100×100 cm, 2012), successivamente ritoccata a mano e firmata dall'artista. Cento esemplari numerati, ciascuno unico: opera pittorica e oggetto enologico al tempo stesso, superficie espressiva e contenitore di vino d'autore.
È una formula che il mondo dell'arte contemporanea conosce bene — dal rapporto tra Miró e le cantine Scala dei Turchi a tanti progetti più recenti — ma che qui trova una coerenza concettuale non scontata. Non si tratta di un'etichetta di prestigio venduta come gadget: il vortice sull'etichetta è lo stesso vortice sulle tele, e il tempo che ha prodotto l'uno è lo stesso che ha prodotto l'altro.
L'evento
Il percorso della mattinata sarà curato da Riccardo Rizzo, direttore artistico della galleria, che accompagnerà gli ospiti attraverso la presentazione delle dieci opere. La degustazione guidata del Masot Metodo Classico Kòme sarà condotta da Riccardo Fabbio, direttore commerciale dell'azienda e fondatore del progetto Winetelling, con un aperitivo ad accompagnare l'esperienza.
Un appuntamento pensato per collezionisti, estimatori e chiunque creda che arte e vino non siano categorie separate della vita buona, ma due modi diversi di fare la stessa cosa: dare forma al tempo.
Andrea Chisesi Art Gallery — Via Marsala 1, angolo Via Solferino, Milano 18 aprile 2026 — ore 11.00


