
Il 21 settembre prossimo, la Collezione Giancarlo e Danna Olgiati di Lugano aprirà le sue porte alla nuova stagione autunnale con una mostra particolarmente affascinante: “Prampolini Burri. Della Materia”. L'esposizione si propone di esplorare il ricco panorama dell'arte italiana del Novecento, concentrandosi sull'uso innovativo e audace della materia da parte di due grandi protagonisti: Enrico Prampolini e Alberto Burri. Entrambi gli artisti, in modo singolare e complementare, hanno abbandonato le convenzioni tradizionali della pittura per dare vita a opere che riflettono le inquietudini e i fermenti del loro tempo.
La mostra, curata da Gabriella Belli e Bruno Corà, presenta circa 50 opere provenienti da collezioni pubbliche e private prestigiose, offrendo al pubblico un'opportunità unica di entrare in contatto con la materia artistica in modi nuovi. Prampolini, futurista e pionieristico, e Burri, innovatore radicale, rappresentano due visioni contrastanti ma parimenti influenti della pratica artistica. Ciò che unisce i due artisti è l'anelito a superare i limiti del medium tradizionale, utilizzando materiali eccentrici e tecniche audaci che sfidano le aspettative.
Il Viaggio tra Materia e Visione
Il percorso espositivo si snoda attraverso uno spazio concepito dal noto architetto Mario Botta, dividendo il percorso in due sezioni distinte, ciascuna caratterizzata da una scelta cromatica specifica: le opere di Prampolini sono collocate su pareti bianche, mentre quelle di Burri si stagliano su sfondi neri. Questo contrasto visivo non è solo estetico; serve a sottolineare le differenze nelle filosofie artistiche di entrambi gli artisti.
Prampolini, attivo fin dal 1912, si immerge nel Futurismo, reinterpretandone i principi in una chiave personale e innovativa. I suoi primi lavori, come “Paesaggio caprese” (circa 1922), mostrano una fusione tra arte meccanica e visionarietà cosmica, culminando in opere polimateriche come “Intervista con la materia” (1930). Qui, l'artista utilizza materiali diversi — spugna, sughero e galalite — per travolgere lo spazio dipinto e dar voce a un’arte che disobbedisce alle regole tradizionali.
Al contrario, Burri si confronta con il concetto di materia in un modo profondamente diverso, specialmente dopo aver vissuto in prima persona gli orrori della guerra. Il suo approccio, più crudo e diretto, porta a una ricerca artistica che privilegia il gesto e la materia stessa, dismettendo progressivamente ogni possibile metafora. Le sue opere, come i celebri “Sacchi”, rappresentano un dialogo intenso con il materiale, dove il catrame, il fuoco e altri elementi naturali diventano protagonisti, trasmettendo emozioni e significati.

Un Dialogo di Innovazione
Il curatore Bruno Corà evidenzia come “le vie intraprese da Prampolini e Burri mostrano strade possibili, certo non le uniche, ma sicuramente le più rischiose”. Entrambi gli artisti, pur seguendo traiettorie diverse, hanno saputo valorizzare l'arte come mezzo di comunicazione visiva e culturale, riflettendo le tensioni e le trasformazioni sociali del periodo. Prampolini, in particolare, è riuscito a sintetizzare diverse correnti artistiche europee, contribuendo a un linguaggio artistico che va oltre il confine nazionale.
Dalla precisione geometrica di “Geometria aerodinamica” (1934-1935) alla potenza evocativa delle opere di Burri, come “Tensioni astratte” (1954), la mostra documenta un passaggio storico significativo: il riconoscimento della materia come elemento essenziale nella costruzione del senso nell'arte contemporanea. Le creazioni di Burri, ad esempio, vanno oltre il colore; sono esperienze visive e tattili in grado di evocare la vastità dell'emozione umana.
Un’Interazione di Stili e Materiali
In mostra saranno presenti anche opere meno note ma altrettanto significative, come “Metamorfosi” di Prampolini e i cicli dei “Catrami” di Burri, testimonianze di una continua evoluzione stilistica. L'uso del fuoco nelle opere di Burri rappresenta un passaggio ulteriore nel suo dialogo con la materia, dove la distruzione diventa parte integrante della creazione. La rielaborazione dei materiali non convenzionali porta a forme di spazialità e silenzio, rivelando un nuovo modo di intendere la bellezza e l'espressione artistica.
Come sottolinea Gabriella Belli, "Prampolini e Burri ci invitano a riconsiderare il nostro approccio all'arte, ponendo l'accento non solo sulle forme ma anche sui materiali e sul processo creativo".
Un Trittico Espositivo
La mostra “Prampolini Burri. Della Materia” è parte di un più ampio progetto museale che include altri confronti significativi tra artisti del Novecento, come quello già realizzato tra Balla e Dorazio, e quello futuro tra Yves Klein e Arman. Questo trittico espositivo sottolinea l'importanza della contaminazione tra diverse poetiche artistiche, ponendo sotto la lente d’ingrandimento l'evoluzione dell'arte moderna.
In conclusione, l'inaugurazione della mostra alla Collezione Olgiati rappresenta un'importante occasione di riflessione sulla materia e sul suo ruolo nell'arte contemporanea. Attraverso le opere di Prampolini e Burri, il visitatore avrà la possibilità di esplorare una dimensione artistica che va oltre la mera rappresentazione, immergendosi in un universo dove il materiale incontra la poesia, dove l'arte diventa una narrazione delle complessità umane.
Catalogo e Informazioni
In concomitanza con l'esposizione, sarà pubblicato un catalogo bilingue (italiano-inglese) a cura di Mousse Publishing, che includerà saggi critici, schede delle opere e una conversazione tra Gabriella Belli e Mario Botta. La mostra , a ingresso gratuito, visitabile da giovedì a domenica dalle 11 alle 18, sarà aperta fino all'11 gennaio 2026, invitando tutti gli appassionati d'arte e cultura a scoprire queste straordinarie interazioni artistiche.



