HITLER E LA GUERRA ALL'ARTE: ARRIVA AL CINEMA IL DOCUMENTARIO SULL'ARTE "DEGENERATA"

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Dal 3 al 5 novembre nelle sale italiane "La grande paura di Hitler - Processo all'arte degenerata", il film che racconta la campagna nazista contro la modernità artistica

Dopo il successo dell'esposizione al Musée Picasso di Parigi, arriva sul grande schermo un documentario che illumina uno dei capitoli più oscuri della storia dell'arte del Novecento. La grande paura di Hitler - Processo all'arte degenerata, diretto da Simona Risi, sarà proiettato come evento speciale nelle sale cinematografiche italiane solo il 3, 4 e 5 novembre, distribuito in esclusiva da Nexo Studios.

Un regime contro la creatività

Il film ricostruisce la famigerata mostra "Arte degenerata" organizzata dal regime nazista a Monaco nel 1937, un'esposizione pensata per ridicolizzare e condannare l'arte moderna. Nel mirino finirono giganti della pittura come Matisse, Picasso, Van Gogh, Modigliani, Chagall, Otto Dix e Max Beckmann: le loro opere vennero rimosse dai musei tedeschi, distrutte, vendute o esposte in vere e proprie "mostre degli orrori".

Il documentario, scritto da Didi Gnocchi, Sabina Fedeli e Arianna Marelli, con la voce narrante di Claudia Catani, svela per la prima volta i retroscena dell'asta del 30 giugno 1939 alla Galleria Fischer di Lucerna, dove capolavori confiscati vennero venduti per riempire le casse del Terzo Reich.

Perché l'arte faceva paura

Ma cosa rendeva queste opere così minacciose agli occhi del nazismo? Le avanguardie puntavano su contaminazione, sperimentazione e rottura delle convenzioni. Rappresentavano la realtà del Novecento: città caotiche, mutilati di guerra, emarginati sociali, ansie e contraddizioni. Il contrario dell'estetica nazista che glorificava eroi, superuomini e paesaggi bucolici.

L'ostilità verso l'arte moderna affondava le radici nel nazionalismo e nell'ossessione per l'ordine e la "purezza razziale". Teorie pseudo-scientifiche dell'Ottocento dipingevano l'artista moderno come portatore di decadenza, spesso identificato con il malato mentale, il bolscevico, l'ebreo, il "diverso". Non a caso, il 1933 – anno delle prime esposizioni di arte "degenerata" – coincise con l'introduzione delle leggi antiebraiche e sulla sterilizzazione forzata.

Una guerra totale alla cultura

L'attacco nazista non si limitò alle arti visive. Il film documenta la campagna contro il jazz e la musica atonale, l'architettura funzionalista del Bauhaus, la letteratura modernista. Hitler stesso, nel Mein Kampf, aveva condannato il dadaismo. Nel 1937 parlerà apertamente di "epurazione". I roghi di quadri, libri e spartiti anticipavano orrori ancora più grandi. Come profetizzò lo scrittore Heinrich Heine: "Là dove si bruciano i libri si finisce per bruciare gli uomini".

Voci autorevoli per capire il presente

Il documentario, prodotto da 3D Produzioni, raccoglie testimonianze di storici, curatori e studiosi di livello internazionale, tra cui l'architetto Lord Norman Foster, i curatori del Musée Picasso di Parigi, esperti di storia della medicina, musicologia e psicoanalisi. Un viaggio che non guarda solo al passato, ma invita a riflettere su quanto arte e pensiero critico restino oggi strumenti essenziali di resistenza e difesa della democrazia.

Info: L'elenco completo delle sale è disponibile su nexostudios.it. Il film fa parte della stagione 2025 de "La Grande Arte al Cinema", con media partner Radio Capital, Sky Arte e MYmovies.

Prossimo appuntamento: 1-3 dicembre con "Caravaggio a Roma. Il viaggio del Giubileo"

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