
La Francia e il vino: un'identità liquida
C'è un filo sottile, antico e profumato, che attraversa la storia della Francia e che è impossibile separare dalla sua identità culturale: il vino. Non un semplice prodotto agricolo, non una bevanda tra le tante, ma un linguaggio. Un sistema di valori trasmesso di generazione in generazione attraverso le vigne, i calici, i pasti condivisi e le cerimonie che scandiscono la vita sociale francese da secoli.
La Francia è il paese che ha insegnato al mondo intero non solo come si produce il vino, ma soprattutto come lo si vive. È qui che si è sviluppato il concetto di terroir — quella combinazione irripetibile di suolo, clima, esposizione e mano dell'uomo che trasforma un'uva in un racconto di luogo. È qui che nascono i grandi cru classificati, i millesimi leggendari, le etichette che fanno battere il cuore dei collezionisti di ogni latitudine. Ma è anche qui, nelle bistrò di provincia, sui tavoli di tovaglia a quadri delle famiglie normali, nei pomeriggi soleggiati dei mercati all'aperto, che il vino esercita la sua funzione più autentica e democratica: quella di unire.
Dalla Borgogna alla Champagne, dalla Loira all'Alsazia, dalla Provenza alla Linguadoca, ogni regione francese racconta una storia diversa attraverso i propri vini. Ma nessuna lo fa con la solennità, la complessità e la fama mondiale di una sola, ineguagliabile area: la Gironda, e il suo capoluogo, Bordeaux.
Bordeaux: la capitale mondiale del vino rosso
Bordeaux non è soltanto una città. È un concetto. Un punto di riferimento assoluto nell'immaginario enologico globale, un nome che evoca grandezza, struttura, longevità e finezza in egual misura. Fondata dai Romani come Burdigala sulle rive della Garonna, la città ha costruito la sua fortuna — e la sua identità — attorno al commercio del vino già nel Medioevo, quando i mercanti inglesi e fiamminghi solcavano le acque dell'estuario della Gironda per imbarcare le preziose botti verso le corti d'Europa.
Il territorio bordolese è oggi suddiviso in decine di denominazioni, ciascuna con caratteristiche proprie. Sulla riva sinistra della Garonna e dell'estuario dominano i grandi châteaux del Médoc — Margaux, Saint-Julien, Pauillac, Saint-Estèphe — dove il Cabernet Sauvignon regna incontrastato, producendo vini tannici, complessi, capaci di invecchiare per decenni e di migliorare con il tempo fino a raggiungere una complessità quasi filosofica. È qui che si trovano i cinque Premier Crus Classés stabiliti dalla celebre classificazione del 1855 voluta da Napoleone III: Mouton Rothschild, Latour, Margaux, Haut-Brion e Lafite Rothschild — nomi che suonano come una litania sacra per ogni appassionato.
Sulla riva destra, invece, a dominare sono il Merlot e il Cabernet Franc: Saint-Émilion e Pomerol offrono vini più morbidi, sensuali, spesso di straordinaria profondità. Pétrus, il leggendario château di Pomerol, è uno dei vini più costosi e ambiti al mondo, prodotto su pochi ettari di argilla blu da uve Merlot in purezza. E poi c'è Sauternes, il territorio dei grandi bianchi dolci, tra cui il Château d'Yquem — un'esperienza gustativa che non assomiglia a niente altro sotto il sole.
Il vino di Bordeaux non è mai stato soltanto una questione agricola o commerciale: è stato, storicamente, strumento di diplomazia, simbolo di potere, metro di civiltà. La classificazione del 1855 rimane ancora oggi il documento più controverso e più citato nella storia del vino — una gerarchia impressa nella pietra che ha resistito quasi intatta a oltre 170 anni di storia. E i grandi millésimes — il 1945, il 1961, il 1982, il 2000, il 2010 — sono diventati punti di riferimento universali, date che segnano la memoria collettiva degli appassionati come lo sono i grandi avvenimenti storici.
Eppure Bordeaux non è soltanto il luogo dei grandi aristocratici etichette e delle bottiglie intoccabili. È anche la città dove il vino si beve ogni giorno, dove si stappa un Côtes de Bordeaux a pranzo, dove la cultura del calice accompagna il ritmo della vita ordinaria — quella vita fatta di mercati, di brasserie, di feste di quartiere, di picnic sulle rive della Garonna. È quella vita che Bordeaux ha deciso di celebrare con una mostra straordinaria.
La Cité du Vin: quando il vino diventa museo vivente
Nel 2016, Bordeaux ha inaugurato uno dei musei più originali e ambiziosi mai dedicati al vino nel mondo: la Cité du Vin. Progettata dagli architetti Anouk Legendre e Nicolas Desmazières dello studio XTU, la sua forma sinuosa e riflettente — che ricorda il vortice di un vino nel calice, o forse le onde dell'estuario della Gironda — è diventata in pochi anni uno dei simboli architettonici della città e uno dei luoghi culturali più visitati di tutta la Francia.
La Cité du Vin non è un museo tradizionale. Non ci sono vetrine con bottiglie polverose o pannelli didascalici scritti in piccolo. È un'esperienza sensoriale, immersiva, multiculturale: racconta la storia del vino attraverso le civiltà, dai Greci ai Romani, dal Medioevo ai giorni nostri, collegandola alla filosofia, all'arte, alla gastronomia, alla religione, al commercio. Al piano più alto, il belvedere offre una vista panoramica sulla città e sull'estuario, accompagnata da una degustazione del vino di una regione a scelta tra le più importanti del mondo.
Nel 2026 la Cité du Vin compie dieci anni — un traguardo che merita una programmazione eccezionale. E quale modo migliore per festeggiare il vino come arte di vivere, se non con una mostra dedicata a uno dei fotografi che meglio ha saputo raccontare proprio questo: la convivialità, il rituale del bere insieme, la sociologia del piacere condiviso?
Martin Parr: Art de vivre — La mostra
Un omaggio postumo a un grande dell'obiettivo
In collaborazione con la Cité du Vin, la città di Bordeaux rende omaggio a Martin Parr (1952–2025), figura di spicco della fotografia britannica contemporanea scomparsa il 6 dicembre 2025 a Bristol, la città che amava profondamente e che aveva eletto a laboratorio privilegiato del suo sguardo. La mostra "Art de vivre" è al tempo stesso un tributo alla sua memoria e una celebrazione dei valori che la sua opera ha sempre incarnato: la gioia, l'ironia, l'umanità, e quella capacità rara di trovare il sublime nell'ordinario.
Membro dell'agenzia Magnum Photos dal 1994 — di cui è stato anche presidente dal 2013 al 2017 — Martin Parr è stato per quasi quarant'anni il cronista visivo delle classi medie britanniche e della società dei consumi globalizzata. Il suo stile è immediatamente riconoscibile: colori saturi al limite del surreale, flash in piena luce diurna, inquadrature audaci, una vicinanza fisica ai soggetti che sfiora l'indiscrezione ma che riesce sempre a trasformarsi in empatia. Parr non giudicava: osservava. E nel suo osservare c'era una tenerezza profonda, mascherata spesso dall'ironia, ma mai assente.
Una mostra en plein air nei giardini della Cité du Vin
La scelta espositiva è di quelle che fanno la differenza: le fotografie di Martin Parr non sono rinchiuse nelle sale bianche di una galleria, ma si dispiegano all'aperto, in un percorso tra i giardini della Cité du Vin, al 134 Quai de Bacalan. Una decisione felicissima, quasi ovvia nella sua coerenza: Parr ha sempre fotografato la vita così com'è, in mezzo alle persone, all'aperto, sotto il sole o sotto la pioggia. Vedere le sue immagini mentre si passeggia, circondate dalla luce naturale, dai visitatori che transitano, dai suoni della città, è un'esperienza che rispetta profondamente lo spirito del suo lavoro. La mostra stessa, in qualche modo, diventa una fotografia di Parr.
L'esposizione è visitabile dal 23 aprile al 20 settembre 2026, con ingresso completamente gratuito. Inserita nel programma de Le Mois de la Photo di Bordeaux, è organizzata dalla Città di Bordeaux in collaborazione con la Cité du Vin nell'ambito delle celebrazioni per il decennale del museo.
Le fotografie: tra Francia e Bristol, tra 1988 e 2023
La selezione raccoglie immagini realizzate nell'arco di trentacinque anni di carriera, tra il 1988 e il 2023, in due luoghi particolarmente cari all'artista: la Francia e la città di Bristol, gemellata con Bordeaux dal lontano 1947. Un legame storico che la mostra trasforma in un dialogo visivo tra due culture accomunate dal gusto della vita, dalla convivialità, dal piacere di stare insieme.
Le scene che Parr documenta sono quelle dei raduni popolari, delle feste, dei ricevimenti, dei momenti in cui il confine tra le classi sociali si sfuma attorno a un tavolo apparecchiato, un calice di vino, una conversazione. Il suo sguardo — al contempo ironico e profondamente compassionevole — analizza i codici della vita comunitaria senza mai cadere nel cinismo, rivelando nei rituali collettivi qualcosa di universale e di commovente.
Ed è impossibile non notare, scorrendo queste immagini, quanto spesso il vino compaia: sui tavoli dei ricevimenti, nei calici alzati durante un brindisi, nelle mani di persone che chiacchierano, ridono, si guardano. Il vino come filo conduttore silenzioso, simbolo di condivisione e convivialità che risuona perfettamente con l'identità di Bordeaux e con la vocazione culturale della Cité du Vin.
La serie Flowers (1999): la bellezza come prisma sociale
Il percorso include anche una sezione dedicata alla serie Flowers, realizzata nel 1999 a Bristol e dintorni. In queste immagini, i fiori — fotografati in primissimo piano con la tecnica del flash ravvicinato — non sono mai semplicemente decorativi. Sono un pretesto, un punto di partenza per osservare il mondo che li circonda: i villini suburbani, le automobili parcheggiate, le siepi curate, i passanti che ignorano o ammirano, i paesaggi costieri sullo sfondo.
I fiori di Parr raccontano i gusti, le abitudini, le aspirazioni di una classe media britannica che vuole presentarsi al meglio, che decora, che sceglie — e che, così facendo, si rivela. Inserita nei giardini della Cité du Vin, questa serie acquista una risonanza ulteriore: le immagini floreali di Bristol dialogano con la vegetazione bordolese, con i visitatori che passeggiano, con la luce del Sud-Ovest della Francia. Un incontro tra due culture, due città sorelle, e un occhio che le ha amate entrambe.
Informazioni pratiche
Dove: Jardins de la Cité du Vin, 134 Quai de Bacalan, 33300 Bordeaux (quartiere Bacalan)
Quando: dal 23 aprile al 20 settembre 2026
Ingresso: libero e gratuito
Come raggiungerlo: tram linea B, fermata Cité du Vin
Nell'ambito di: Le Mois de la Photo di Bordeaux; celebrazioni per i 10 anni della Cité du Vin
Conclusione: il cerchio si chiude
C'è qualcosa di profondamente giusto nel fatto che sia Bordeaux, la città del vino per eccellenza, ad ospitare una mostra dedicata a un fotografo che ha trascorso la vita a documentare il piacere di stare insieme. Il vino e la fotografia di Parr parlano la stessa lingua: quella della convivialità, del momento condiviso, del rituale elevato a forma d'arte.
"Art de vivre" non è soltanto il titolo di una mostra. È una dichiarazione di poetica. E Bordeaux — con i suoi giardini aperti, la sua luce dorata, la sua storia millenaria di incontri tra culture diverse — è il palcoscenico perfetto per questa celebrazione della vita così com'è: caotica, colorata, ironica, meravigliosamente umana. Come i vini che l'hanno resa famosa al mondo. Come le fotografie di Martin Parr.
Mostra "Martin Parr: Art de vivre" — Jardins de la Cité du Vin, Bordeaux. Dal 23 aprile al 20 settembre 2026. Ingresso gratuito.


