
di e con Marta Dalla Via e Silvia Gribaudi
Disegno luci: Roberto di Fresco
Ricerca materiale: Eugenia Casini Ropa, Franca Zagatti, Maria Pia Pagani
Produzione: Associazione Culturale Zebra
Coproduzione: Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale e La Corte Ospitale
Con il sostegno di: MiC – Ministero Italiano della Cultura
In collaborazione con: Progetto Duse2024 del Comune di Asolo
Residenze artistiche: Armunia – Festival Inequilibrio
UN’ODE ALL’ESSERE FUORI DAL CORO
“To be doozy” è un modo di dire americano che indica qualcosa di eccezionale, bizzarro, fuori dagli schemi. Forse viene dal nome di una macchina lussuosa, la Dusenberg. Forse da una margherita. Ma noi preferiamo un’altra origine: il cognome della divina attrice italiana Eleonora Duse, storpiato in mille varianti oltreoceano – Doozay, Doozee, Doosay – fino a diventare un aggettivo. Essere “doozy” significa essere irripetibili, sorprendentemente fuori registro. E quindi, perché non esserlo?
Con questa premessa nasce The Doozies, uno spettacolo che si rifiuta di essere catalogato, che si nutre della libertà e della ribellione artistica di due donne straordinarie: Eleonora Duse e Isadora Duncan. Due rivoluzionarie, due pioniere, due artiste che hanno vissuto in contrasto con il loro tempo – e forse anche con il nostro.
“RICORDATI CHE SEI STATA SELVAGGIA UN TEMPO. NON LASCIARTI ADDOMESTICARE.”
– Isadora Duncan
“Senza la donna non va niente. Questo l’ha dovuto riconoscere perfino Dio.”
– Eleonora Duse
Duse e Duncan hanno infranto ogni regola. Erano giudicate troppo anticonvenzionali, troppo poco femminili, troppo diverse. Non volevano piacere: volevano esistere, creare, lasciare un segno. E ci sono riuscite. Il loro modo di abitare la scena – e la vita – ha aperto strade che noi oggi percorriamo con gratitudine e rabbia, consapevoli che molte delle battaglie che loro hanno combattuto sono ancora le nostre: la parità, la visibilità, l’autonomia creativa, la lotta contro i ruoli imposti.
The Doozies è un omaggio e un atto di riappropriazione. Non siamo Duse. Non siamo Duncan. Siamo due copione, certo, ma copione originali. Prendiamo tutto come The Blob, l’alieno che inghiotte ogni cosa. Scendiamo in scena in viola, gettiamo i tutù nella buca dell’orchestra e seguiamo l’istinto.
UN’OPERA INTORNO ALLA MERAVIGLIA DELLA STRANEZZA
Nel nostro tempo dove tutto deve essere definito, performante, coerente, vogliamo rivendicare l’essere doozy: sfasate, libere, strane. Abbiamo bisogno di opere che non temano l’eccesso, la fragilità, la contraddizione. Duse e Duncan non erano miti infallibili. Erano donne. Erano corpi. Erano voci. Lo spettacolo raccoglie il loro spirito, ma non è un ritratto agiografico: è una danza e un racconto che parte da loro per parlare di noi, e forse anche di voi.
The Doozies non chiede il permesso, non cerca approvazione. Vuole solo essere – come lo erano loro – impossibile da ignorare.
di e con Marta Dalla Via e Silvia Gribaudi
Disegno luci: Roberto di Fresco
Ricerca materiale: Eugenia Casini Ropa, Franca Zagatti, Maria Pia Pagani
Produzione: Associazione Culturale Zebra
Coproduzione: Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale e La Corte Ospitale
Con il sostegno di: MiC – Ministero Italiano della Cultura
In collaborazione con: Progetto Duse2024 del Comune di Asolo
Residenze artistiche: Armunia – Festival Inequilibrio
UN’ODE ALL’ESSERE FUORI DAL CORO
“To be doozy” è un modo di dire americano che indica qualcosa di eccezionale, bizzarro, fuori dagli schemi. Forse viene dal nome di una macchina lussuosa, la Dusenberg. Forse da una margherita. Ma noi preferiamo un’altra origine: il cognome della divina attrice italiana Eleonora Duse, storpiato in mille varianti oltreoceano – Doozay, Doozee, Doosay – fino a diventare un aggettivo. Essere “doozy” significa essere irripetibili, sorprendentemente fuori registro. E quindi, perché non esserlo?
Con questa premessa nasce The Doozies, uno spettacolo che si rifiuta di essere catalogato, che si nutre della libertà e della ribellione artistica di due donne straordinarie: Eleonora Duse e Isadora Duncan. Due rivoluzionarie, due pioniere, due artiste che hanno vissuto in contrasto con il loro tempo – e forse anche con il nostro.
“RICORDATI CHE SEI STATA SELVAGGIA UN TEMPO. NON LASCIARTI ADDOMESTICARE.”
– Isadora Duncan
“Senza la donna non va niente. Questo l’ha dovuto riconoscere perfino Dio.”
– Eleonora Duse
Duse e Duncan hanno infranto ogni regola. Erano giudicate troppo anticonvenzionali, troppo poco femminili, troppo diverse. Non volevano piacere: volevano esistere, creare, lasciare un segno. E ci sono riuscite. Il loro modo di abitare la scena – e la vita – ha aperto strade che noi oggi percorriamo con gratitudine e rabbia, consapevoli che molte delle battaglie che loro hanno combattuto sono ancora le nostre: la parità, la visibilità, l’autonomia creativa, la lotta contro i ruoli imposti.
The Doozies è un omaggio e un atto di riappropriazione. Non siamo Duse. Non siamo Duncan. Siamo due copione, certo, ma copione originali. Prendiamo tutto come The Blob, l’alieno che inghiotte ogni cosa. Scendiamo in scena in viola, gettiamo i tutù nella buca dell’orchestra e seguiamo l’istinto.
UN’OPERA INTORNO ALLA MERAVIGLIA DELLA STRANEZZA
Nel nostro tempo dove tutto deve essere definito, performante, coerente, vogliamo rivendicare l’essere doozy: sfasate, libere, strane. Abbiamo bisogno di opere che non temano l’eccesso, la fragilità, la contraddizione. Duse e Duncan non erano miti infallibili. Erano donne. Erano corpi. Erano voci. Lo spettacolo raccoglie il loro spirito, ma non è un ritratto agiografico: è una danza e un racconto che parte da loro per parlare di noi, e forse anche di voi.
The Doozies non chiede il permesso, non cerca approvazione. Vuole solo essere – come lo erano loro – impossibile da ignorare.


