Al Teatro Menotti di Milano, la nuova stagione si apre con un atto che è insieme civile e artistico. Teatro Disarmato non è una semplice rassegna, ma una presa di posizione netta: il teatro come voce disarmata contro ogni guerra, in un tempo segnato da nuovi conflitti e crescente disumanità.
Il Trittico della Guerra: tre tragedie per il nostro tempo
Dal 14 al 19 ottobre debutta in prima milanese il Trittico della Guerra, diretto da Gabriele Vacis con la compagnia PoEM. Tre tragedie classiche – Prometeo, Sette a Tebe e Antigone – rilette attraverso la lente del presente, per interrogare le giovani generazioni su ruoli, pulsioni e conflitti di un mondo iperconnesso ma ancora ferocemente diviso.
Prometeo (14-15 ottobre) racconta la ribellione contro il potere assoluto. Il titano, inchiodato a una rupe per aver donato il fuoco agli umani, rivendica il suo diritto alla libertà. Vacis guida lo spettatore collegando il mito alla contemporaneità, attraverso voci che vanno da Meneghello a Golding, in una scena vuota riempita solo di corpi, danze e canti in lingue antiche.
Sette a Tebe (16-17 ottobre) mette in scena la guerra fratricida. Il coro dei cittadini fa risuonare i rumori dell'assedio, mentre il testo di Eschilo si intreccia con voci contemporanee su armi, strategie e l'immanenza del conflitto. Perché la guerra, ci ricorda la tragedia, è sempre guerra civile: l'altro ha sempre le sembianze del fratello.
Antigone (18-19 ottobre) è la voce della resistenza etica, del diritto di dire no. Vacis intreccia Euripide e Sofocle, mostrando come questo personaggio sia stato simbolo di rivoluzione ma anche di conservazione. Gli attori rispondono a domande essenziali: per cosa vale la pena vivere? Per cosa vale la pena morire? Perché i classici sono specchi che riflettono ogni epoca.
Un confronto necessario: la pace è il contrario della guerra?
Il 19 ottobre alle 18:30, un incontro cruciale con il diplomatico Fernando Gentilini, il fotografo di guerra Franco Pagetti, il direttore artistico Emilio Russo e il regista Gabriele Vacis. Modera Elisabetta Burba di Krisis.info. Nel tempo delle guerre permanenti, cosa resta della parola pace? Un dialogo sul fragile confine tra tregua e riconciliazione.
Gli altri appuntamenti della rassegna
Mattatoio n. 5 (21-23 ottobre) porta in scena il capolavoro pacifista di Kurt Vonnegut. Billy Pilgrim, viaggiatore nel tempo e testimone del bombardamento di Dresda, diventa pellegrino disarmato nella follia della guerra. Quattro personaggi minori ricompongono i frammenti della sua vita tra sogno, realtà e l'unica risposta possibile all'orrore: "Così va la vita".
Le Olimpiadi del '36 (24-25 ottobre) vede Federico Buffa raccontare i Giochi di Berlino, quando Hitler voleva l'apoteosi della razza ariana e invece nacquero i simboli dell'uguaglianza: atleti neri sul podio, un'ebrea oro nella scherma, Jesse Owens con quattro medaglie. Sport, storia e memoria si intrecciano nello stile inconfondibile di Buffa.
L'è el dì di mort, alegher (27-30 ottobre) è un viaggio nella memoria della Grande Guerra attraverso le voci dissidenti di Delio Tessa, Emilio Lussu, Carlo Salsa, Enzo Jannacci. Due attori, un tavolo condiviso col pubblico, musica e parole per raccontare l'assurdità della tragedia. Un brindisi malinconico alla memoria, un gesto di resistenza poetica.
Causa di beatificazione (27-30 ottobre, ore 19:30) è un'opera multimediale di Rajeev Badhan su testo di Massimo Sgorbani. Tre canti, tre donne, una tempesta: video in tempo reale, immagini cinematografiche e corpi in scena danno voce a destini femminili attraversati da martirio, fede e guerra. Un linguaggio ibrido tra sacro e profano.
Informazioni pratiche
Teatro Menotti - Via Ciro Menotti 11, Milano
Tel. 02 82873611 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Prezzi:
- Intero: 32€ + 2€ prevendita
- Ridotto over 65/under 14: 16€ + 1,50€ prevendita
- Menotti Card: 4 ingressi 60€, 8 ingressi 110€
Orari spettacoli: martedì-sabato ore 20, domenica ore 16:30
Teatro Disarmato è una scelta. Contro l'assuefazione all'orrore, contro l'indifferenza. Perché il teatro, quando è vero, non consola: risveglia. E sceglie da che parte stare.



