Dal 4 al 9 novembre il pluripremiato spettacolo che esplora l'anima lacerata dell'artista outsider: tra emarginazione sociale e consapevolezza creativa, la storia di un uomo che non ha mai ricevuto un bacio
Milano, novembre 2025 – Il Teatro Menotti ospita dal 4 al 9 novembre "Un bès - Antonio Ligabue", lo spettacolo scritto, diretto e interpretato da Mario Perrotta, una delle figure più significative del teatro italiano contemporaneo. Un monologo intenso e straziante che indaga la vicenda umana di Antonio Ligabue, il pittore "naïf" dalla vita tormentata, attraverso la lente della solitudine più assoluta: quella di chi non ha mai conosciuto l'intimità di un bacio, la tenerezza di una carezza, il calore di un contatto umano autentico.
Lo spettacolo, prodotto da Permar e Teatro dell'Argine, con l'aiuto regia di Paola Roscioli e luci e scene curate dallo stesso Perrotta, ha collezionato prestigiosi riconoscimenti che ne certificano la qualità artistica e l'impatto emotivo: l'Oscar del Teatro italiano - Premio Ubu come Miglior Attore, il Premio Hystrio come migliore spettacolo dell'anno a giudizio del pubblico, e il Premio della Critica ANCT.
La solitudine come condizione esistenziale
«Provo a chiudere gli occhi e immagino: io, così come sono, con i miei 40 passati, con la mia vita – quella che so di avere vissuto – ma senza un bacio. Neanche uno. Mai», così Mario Perrotta introduce la chiave interpretativa del suo lavoro. Non è una biografia cronachistica quella che l'attore porta in scena, ma un'immersione empatica nell'abisso emotivo di un uomo che ha vissuto ai margini dell'umanità.
Antonio Ligabue (1899-1965), nato in Svizzera e cresciuto tra istituti psichiatrici ed emarginazione sociale, fu etichettato come "lo scemo del paese" quando venne deportato in Italia, a Gualtieri, nel reggiano. Eppure, quella stessa mano che la società rifiutava sapeva creare opere di potenza espressiva straordinaria: animali feroci, autoritratti dolorosi, paesaggi carichi di tensione. La sua pittura urlava ciò che la bocca non riusciva a dire, deformata da spasmi e tic nervosi.
Il confine tra dentro e fuori
«Voglio stare anch'io sul confine e guardare gli altri. E, sempre sul confine, chiedermi qual è dentro e qual è fuori», afferma Perrotta. È proprio questo confine – labile, ambiguo, doloroso – il territorio che lo spettacolo esplora. Da una parte l'artista, consapevole del proprio talento, che meritava riconoscimento, amore, dignità. Dall'altra il "pazzo", il diverso, l'emarginato che elemosinava un'attenzione, un contatto, un bès – parola dialettale svizzero-italiana che significa "bacio" – che non arrivava mai.
«Mi attrae e mi spiazza la coscienza che aveva di essere un rifiuto dell'umanità e, al contempo, un artista, perché questo doppio sentire gli lacerava l'anima: l'artista sapeva di meritarlo un bacio, ma il pazzo, intanto, lo elemosinava», spiega Perrotta. È in questa lacerazione che si consuma il dramma di Ligabue, ed è in questa lacerazione che lo spettacolo trova la sua forza: non pietismo, non retorica del genio incompreso, ma l'indagine cruda di cosa significhi essere umani e al contempo esclusi dall'umanità.
Un monologo che interroga lo spettatore
Mario Perrotta costruisce un'esperienza teatrale che non si limita a raccontare Ligabue, ma chiama in causa lo spettatore. Attraverso la sua interpretazione fisica ed emotiva, l'attore fa sentire sulla propria pelle – e di riflesso su quella del pubblico – cosa significhi desiderare disperatamente ciò che per altri è ordinaria normalità: un abbraccio, una carezza, l'accettazione.
Le luci e le scene, essenziali ma evocative, create dallo stesso Perrotta, accompagnano questo viaggio interiore senza distrarre dall'essenziale: il corpo dell'attore che si fa corpo di Ligabue, la voce che si fa voce dell'emarginato, il gesto che si fa gesto del rifiutato. Non c'è compiacimento estetico, ma necessità espressiva.
Il risultato è uno spettacolo che commuove senza essere sentimentale, che denuncia senza essere didascalico, che celebra un artista senza dimenticare l'uomo che ha sofferto. Un lavoro che interroga il pubblico su cosa significhi davvero includere, accogliere, riconoscere l'altro nella sua dignità.
La riscoperta di un outsider dell'arte
Antonio Ligabue è stato riscoperto negli ultimi decenni come uno dei più importanti esponenti dell'arte outsider italiana, dopo anni di oblio. Le sue opere, caratterizzate da un segno energico, colori violenti e una rappresentazione quasi visionaria della realtà, sono oggi esposte in musei e collezioni private, raggiungendo quotazioni importanti. Ma in vita, Ligabue conobbe principalmente miseria, derisione e istituzionalizzazione.
Lo spettacolo di Perrotta restituisce dignità narrativa a questa esistenza, trasformando la vicenda biografica in metafora universale della condizione di chi vive ai margini, di chi non corrisponde ai canoni della "normalità", di chi cerca disperatamente un posto nel mondo e nell'affetto altrui.
Informazioni pratiche
UN BÈS - ANTONIO LIGABUE
TEATRO MENOTTI
4 | 9 novembre 2025
Uno spettacolo di e con Mario Perrotta
Aiuto regia Paola Roscioli
Luci e scene Mario Perrotta
Produzione Permar, Teatro dell'Argine
ORARI SPETTACOLI
Dal martedì al sabato ore 20.00
Domenica ore 16.30
Lunedì riposo
BIGLIETTI
- Intero: €32,00 + €2,00 prevendita
- Ridotto over 65/under 14: €16,00 + €1,50 prevendita
- Abbonamento Menotti Card: 4 ingressi €60 | 8 ingressi €110
BIGLIETTERIA
Teatro Menotti
Via Ciro Menotti 11, Milano
Tel. 02 82873611
Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orari biglietteria:
Lunedì-sabato: 14.00-18.30 (19.00-20.00 solo nei giorni di spettacolo)
Domenica: 14.30-16.00 (solo nei giorni di spettacolo)
Acquisti online: www.teatromenotti.org
Pagamenti con carta di credito e Satispay



