In viaggio

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Dai giganti di ghiaccio del massiccio del Bernina, a oltre 2.000 metri, fino alla mediterranea Campocologno, a circa 500 metri e a un passo dal confine con l’Italia. In poco più di venti chilometri in linea d’aria la Valposchiavo, nel Canton Grigioni, passa dai ghiacciai alle palme. È una valle di lingua italiana dove borghi intatti, chiese, palazzi patrizi, alpeggi e laghi di montagna si alternano a una natura rimasta incontaminata. Oggi è anche un modello di sviluppo che l’Europa guarda con interesse, e il cui simbolo è il progetto «100% Valposchiavo».

L’abbiamo scoperta in prima persona, partendo da Tirano e lasciandoci portare dal Trenino Rosso. Fin dai primi chilometri abbiamo capito che questa non è una valle da attraversare in fretta: è un luogo che chiede di essere vissuto con calma, tra panorami che cambiano a ogni curva e sapori che raccontano il territorio meglio di qualsiasi guida.

 IL PROGETTO: DALLA TERRA ALLA TAVOLA, SENZA USCIRE DALLA VALLE

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Il marchio «100% Valposchiavo» contraddistingue i prodotti che nascono interamente in valle: coltivati, allevati e trasformati qui. L’idea è costruire una filiera corta e chiusa, in cui produttori, trasformatori e ristoratori collaborano per tenere il valore aggiunto sul territorio, dal campo fino al consumatore. Il principio è semplice: gustare le cose buone là dove hanno origine. Accanto al marchio principale c’è «Fait sü in Valposchiavo», che identifica altre produzioni locali.

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Alla base c’è un primato: oltre il 95% dei terreni agricoli della valle è coltivato da contadini con certificazione biologica, un dato che nelle cronache più recenti sale al 97%. È una percentuale che ha pochi paragoni in Svizzera e nel mondo. La posizione geografica fa il resto: in quota le economie alpestri producono formaggio d’alpeggio e carne, mentre sul fondovalle si alternano erbe aromatiche, bacche e ortaggi.

Il progetto, avviato nel 2019 come ampio progetto di sviluppo regionale, continua a crescere. Il Cantone dei Grigioni ha sostenuto l’ampliamento con nuovi sottoprogetti: «La Sella Sagl», dedicato al vino biologico locale con il recupero di una cantina storica a Poschiavo, «La Valle dei sapori» e il «Rifugio Alpe San Romerio», la capanna a circa 1.800 metri sulla sponda sinistra del lago di Poschiavo, sotto la celebre chiesetta a picco sulla roccia.

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I PROTAGONISTI

Dietro il marchio ci sono volti e mestieri, ed è proprio incontrandoli che il viaggio prende davvero forma. Reto Raselli, pioniere del bio in valle e «Re delle erbe», coltiva campi in fiore e gestisce l’essiccatoio per le erbe officinali. Il Caseificio Valposchiavo, a San Carlo, è stato uno dei primi in Svizzera a produrre formaggio interamente biologico con latte di aziende senza foraggi insilati, e ha avuto un ruolo importante nel portare alla certificazione bio tante realtà della valle. Si può visitare durante gli orari di apertura del punto vendita, mentre i gruppi possono prenotare visite guidate anche la domenica.

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Alla Macelleria Scalino Sandro Marchesi produce il Furmagin da ciun, unico presidio Slow Food della valle. A Campascio i piccoli frutti vengono raccolti e lavorati con attenzione anche al paesaggio dei muri a secco. C’è poi la storia del grano saraceno: un tempo cibo dei poveri, è stato riportato in vita da Luigi Giuliani insieme ad altri sette agricoltori. Oggi la farina con il marchio «100% Valposchiavo» finisce nei pizzoccheri e nelle crespelle serviti nei ristoranti della valle. Non manca l’artigianato: la Tessitura Valposchiavo è una delle ultime tessiture artigianali della Svizzera.

Per gli ospiti il progetto si traduce in esperienze concrete: degustazioni di vino, visite ai caseifici, tour dei piccoli frutti, corsi di cucina per imparare a fare i pizzoccheri. Durante il nostro soggiorno abbiamo toccato con mano questa filiera: ogni assaggio aveva un volto e una storia dietro, e la sensazione era quella di mangiare davvero il paesaggio che avevamo appena attraversato.

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UNA VALLE CHE COLLEZIONA RICONOSCIMENTI

Negli ultimi anni la Valposchiavo ha raccolto una serie di riconoscimenti. Nel 2021 l’Organizzazione Mondiale del Turismo l’ha inserita tra i «Best Tourism Villages». Nel 2024 è stata «Regione svizzera del gusto», scelta dalla Fondation pour la promotion du Goût proprio per l’approccio originale alla valorizzazione del patrimonio alimentare. Nel 2025 il Comune di Poschiavo ha ricevuto il Premio Wakker di Patrimonio Svizzero, assegnato a chi sa tutelare il proprio patrimonio architettonico e paesaggistico.

L’ultimo traguardo è di fine giugno 2026: la Valposchiavo, ossia i Comuni di Poschiavo e Brusio insieme, ha vinto l’European Village Renewal Award (EV!RA) 2026, il premio europeo per il rinnovamento dei villaggi, imponendosi su 25 candidature provenienti da 14 Paesi. La giuria ha sottolineato come la valle sia riuscita a contrastare lo spopolamento e a favorire il ritorno dei giovani, pur trovandosi in posizione periferica, e ha definito il suo modello un esempio per molte aree rurali europee. Tra i punti di forza presentati figurano proprio la visione «SmartValley Bio» e il progetto «100% Valposchiavo». Se con il Wakker la valle ha ottenuto visibilità nazionale, ha commentato il presidente di Valposchiavo Turismo Andrea Zanolari, con l’EV!RA si presenta ora sulla scena europea. La cerimonia di premiazione si è tenuta a settembre a Kostelní Lhota, in Repubblica Ceca.

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POSCHIAVO E IL SUO “QUARTIERE SPAGNOLO”

Capoluogo della valle, Poschiavo conserva un carattere tipicamente italiano, con le case patrizie che circondano la piazza. Passeggiando tra le sue vie ci siamo sentiti quasi a casa, ma con un ordine e una cura per il dettaglio che sono tipicamente svizzeri. Tra le particolarità architettoniche spicca il «quartiere spagnolo», costruito dagli emigranti e riconoscibile per le facciate dai colori vivaci. Nella valle, dove l’agricoltura è ancora protagonista, le specialità locali arrivano sulle tavole dei ristoranti del borgo. Valposchiavo Turismo propone inoltre visite guidate dedicate al Premio Wakker, con approfondimenti sulla storia del borgo e sul progetto 100% Valposchiavo.

La natura si scopre soprattutto a piedi: l’area protetta della Val di Campo con i suoi laghi di montagna, come il Lago di Saoseo dalle acque blu cobalto, e a Cavaglia le imponenti «marmitte dei giganti», testimoni dell’ultima era glaciale.

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IL TRENINO ROSSO CHE PORTA IN VALLE

Il modo più suggestivo per arrivare è il Trenino Rosso del Bernina, della Ferrovia retica, patrimonio UNESCO dal 2008 insieme alla linea dell’Albula. Da Tirano a St. Moritz supera il viadotto elicoidale di Brusio e raggiunge l’Ospizio Bernina a 2.253 metri, il valico ferroviario più alto d’Europa, affrontando pendenze fino al 70 per mille senza cremagliera. Il Bernina Express prosegue poi fino a Coira, la città più antica della Svizzera, attraversando il viadotto di Landwasser e decine di tunnel e ponti.

Tra le fermate più amate c’è Alp Grüm, a 2.091 metri: una stazione di pietra di cento anni fa con un piccolo hotel e ristorante panoramico, raggiungibile solo in treno, a piedi o in mountain bike. Da qui la vista spazia sul Piz Palü e sul suo ghiacciaio, sul Lagh da Palü e sulla Valposchiavo. Più in basso, a Cavaglia e sull’Alp Grüm, le locande semplici e accoglienti propongono specialità poschiavine, piatti engadinesi e vini valtellinesi. Un itinerario lento, tra treno, bici e trekking, che permette di scoprire la valle in ogni stagione, passo dopo passo e assaggio dopo assaggio.

È stato così anche per noi: un viaggio fatto di soste, di sguardi fuori dal finestrino e di tavole apparecchiate con quello che la valle sa dare. Siamo tornati a casa con la convinzione che la Valposchiavo non sia soltanto una meta da visitare, ma un’esperienza da raccontare, e da ripetere.

PER INFORMAZIONI
valposchiavo.ch
Ferrovia retica: www.rhb.ch
Bernina Express: www.rhb.ch/it/giro-in-carrozza-panoramica/bernina-express/