
Non solo ormoni: sonno, umore, identità, desiderio e relazioni. Un passaggio della vita che può riattivare emozioni e vissuti profondi. Ne abbiamo parlato con la Dott.ssa Martina Cussino Psicoterapeuta, supervisore EMDR e collaboratrice del CRSP (Centro Ricerche e Studi in Psicotraumatologia) in occasione della Giornata Mondiale della Menopausa
Sonno, umore, corpo, desiderio, identità. La menopausa è una fase di cambiamento che non riguarda soltanto gli ormoni: può avere un peso sul modo in cui una donna si sente, si vede e vive le proprie relazioni. E, a volte, può riattivare pezzi della propria storia.
La menopausa si riconosce dopo dodici mesi consecutivi senza mestruazioni, in assenza di altre cause. Ma la transizione inizia spesso prima, durante la perimenopausa, quando le oscillazioni ormonali possono accompagnarsi a cambiamenti del ciclo, vampate, disturbi del sonno e modificazioni dell’umore.
È però importante non ridurre tutto a una questione ormonale. Ogni donna arriva a questa fase con la propria storia, il proprio corpo, le relazioni e le esperienze presenti e passate, e un particolare momento di vita. Per questo la menopausa non è uguale per tutte: per alcune rappresenta un passaggio relativamente semplice, per altre può essere un periodo più faticoso, per altre ancora può portare anche sollievo.
«Non mi riconosco più»
È una frase che alcune donne utilizzano quando possono arrivare i primi sintomi: il sonno si fa più leggero, l’irritabilità aumenta, il corpo cambia, e anche ciò che prima sembrava semplice richiede maggiore energia. Le oscillazioni ormonali possono contribuire a irritabilità, ansia e variazioni dell’umore, ma ciò che proviamo dipende anche da come dormiamo, dalla nostra salute, dalle relazioni e da quanto ci viene richiesto nella vita quotidiana. E questa fase arriva spesso in un momento della vita già molto denso: il lavoro, i figli che crescono, genitori che invecchiano, responsabilità familiari e professionali. Se a tutto questo si aggiungono notti frammentate, vampate o una maggiore stanchezza, può diventare più difficile mantenere gli equilibri abituali.
Anche i cambiamenti del corpo possono avere un peso importante. In una cultura che continua ad associare il valore femminile alla giovinezza, modificazioni del peso, della pelle, della forma fisica o della sessualità possono incidere sull’autostima e sull’immagine di sé.
Allo specchio può comparire un senso di estraneità o la paura di essere meno desiderabili. Ugualmente, l’intimità può cambiare. Secchezza e dolore nei rapporti possono influire sulla sessualità; il desiderio può diminuire, rimanere invariato o, in alcune donne, aumentare.
Non esiste una traiettoria valida per tutte, così come non esiste una frequenza “giusta” dei rapporti: conta che la sessualità possa continuare a essere vissuta in modo rispettoso dei propri bisogni.
Non solo «Quale sintomo ho?», ma «Che cosa significa per me?»
In questa fase è importante non chiedersi soltanto «Quale sintomo ho?», ma anche «Che cosa significa per me quello che sta accadendo?».
La fine della fertilità, per esempio, può essere vissuta con sollievo, indifferenza, nostalgia o dolore. Il cambiamento del corpo può essere accolto con serenità oppure toccare aspetti profondi dell’identità e dell’autostima. A volte ciò che accade nel presente entra in contatto con esperienze precedenti. Un lutto, una gravidanza interrotta, la fatica di diventare madre, una storia difficile con il proprio corpo, esperienze di rifiuto o relazioni dolorose possono riattivarsi con la loro carica emotiva. Non significa che la menopausa “crei” questi vissuti. Può però accadere che una fase di cambiamento renda nuovamente sensibili alcuni punti della propria storia. Un vissuto come «non sono più abbastanza», per esempio, può avere radici molto più lontane del primo cambiamento del corpo: nei giudizi ricevuti, nel rapporto con la propria immagine, nelle aspettative sulla prestazione o su cosa significhi essere donna.
Comprendere, senza minimizzare e senza patologizzare
Per questo valorizzare il proprio vissuto significa evitare sia di minimizzare — «sono solo gli ormoni» — sia di patologizzare ogni emozione.
Significa provare a capire ciò che sta accadendo e riconoscere quando una difficoltà appartiene al presente e quando, invece, sembra portare con sé qualcosa di più antico.
Quando alcune esperienze del passato continuano ad avere un peso importante nel presente, la psicoterapia può offrire uno spazio per comprenderle ed elaborarle.
In particolare, la psicoterapia EMDR si rivela efficace quando il disagio attuale è collegato a esperienze precedenti rimaste emotivamente non elaborate. Non è un trattamento dei sintomi fisici della menopausa, ma può essere uno degli strumenti psicoterapeutici utili quando il cambiamento riattiva ferite della propria storia.
Quando è importante chiedere aiuto
Non ogni cambiamento richiede un trattamento. Ma è necessario non aspettare che il disagio diventi insostenibile.
È utile chiedere aiuto quando tristezza, ansia o irritabilità persistono e interferiscono con la vita quotidiana; quando il sonno è compromesso per settimane; quando il dolore nei rapporti continua; oppure quando alcune reazioni emotive sembrano molto intense rispetto a ciò che sta accadendo nel presente.
Il primo interlocutore può essere il medico di base o il ginecologo, per valutare i sintomi fisici e le possibili opzioni di trattamento.
Quando il disagio riguarda in modo significativo l’umore, l’autostima, le relazioni o quando questa fase sembra riattivare esperienze difficili della propria storia, può essere utile rivolgersi a uno psicoterapeuta.
Prendersi cura della persona, non soltanto dei sintomi
Prendersi cura della menopausa significa quindi guardare alla persona nel suo insieme: corpo, mente, relazioni e storia.
Perché la qualità della vita passa anche da qui: poter dare un significato a ciò che sta succedendo, sentirsi ascoltate e ricevere risposte adeguate ai propri bisogni.
Senza pensare che tutto sia “solo ormoni”, ma anche senza trasformare una fase della vita in una malattia.