AL VIA SLOW WINE FAIR 2024

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«Abbiamo bisogno di suoli fertili. Senza fertilità non c’è agricoltura e senza agricoltura non c’è cibo»

Da oggi a martedì 27 febbraio, a BolognaFiere la terza edizione dell’evento, che riunisce quasi 1.000 espositori di vino buono, pulito e giusto da tutta Italia e da 27 Paesi

Suolo ed educazione al centro dell'intervento di apertura di Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, della terza edizione della Slow Wine Fair, la manifestazione organizzata da BolognaFiere con la direzione artistica di Slow Food, che da oggi a martedì 27 riunisce quasi 1.000 espositori provenienti da tutte le regioni italiane e da 27 Paesi.

«Tutti i giorni, in ogni angolo del pianeta, ci si confronta con la sensazione di fame, quindi con il cibo. Ci si confronta quotidianamente con l’agricoltura, spesso senza nemmeno rendersene conto. E con la terra, col suolo, con la vita che in esso risiede. Perché senza fertilità non c’è agricoltura e senza agricoltura non c’è cibo - sottolinea Nappini -. Il 95% del cibo globale è prodotto dal suolo, ma non solo: il terreno costituisce il più grande serbatoio naturale di carbonio del pianeta. Stanno venendo al pettine i nodi prodotti da decenni di miopia, in cui l’agricoltura è stata depauperata in ogni modo, la classe politica non si è curata del valore e della qualità del cibo, e del modo in cui veniva prodotto, e non ci si è occupati delle condizioni di vita e di lavoro di chi coltiva, soprattutto nelle aree interne, che sono comunque il 70% dei territori italiani. Ricostruire un corretto rapporto con il sistema alimentare e col cibo passa dalla conoscenza: per questo riteniamo quanto mai urgente l’introduzione dell’educazione alimentare nelle scuole come materia curriculare; un’educazione alimentare che affronti il sistema del cibo sotto il profilo della salute umana e ambientale, ma anche rispetto alla produzione, dal punto di vista etico e identitario». 

Questa edizione di Slow Wine Fair precede un importante incontro dei Ministri dell’Agricoltura dell’UE al quale partecipa il Ministro Francesco Lollobrigida che, in partenza per Bruxelles, ha inviato un messaggio di vicinanza alla manifestazione: «Slow Wine Fair mette al primo piano sostenibilità, qualità e comunità. Valori che Slow Food Italia da sempre sottolinea attraverso la valorizzazione del rapporto tra uomo e natura e, quindi, dell’agricoltura. Dobbiamo continuare a perseguire un modello di sviluppo che miri a preservare una produzione adeguata di cibo senza però dover rinunciare alla qualità. Un concetto che passa anche per una giusta retribuzione di produttrici e produttori e che, negli ultimi anni, ha dovuto far fronte a drammatiche condizioni climatiche. Tra i prodotti, il vino è un gioiello di famiglia, spesso anche sotto attacco. Il vino è un elemento fondamentale in termini di produzione, di export e di tutela dell’ambiente. Rappresenta un elemento di convivialità che deve essere promosso e valorizzato. Slow Wine Fair è una manifestazione che unisce l’elemento qualitativo a quello ambientale, connessione che contraddistingue anche gli altri eventi targati Slow Food. Un evento che offre l’occasione di perseguire il percorso virtuoso che difende i valori del cibo, del lavoro e dell’ambiente e che può rendere la nostra nazione un punto di riferimento». 

Slow Wine Fair 2024 segna una svolta sia per il numero di espositori scelti da Slow Food, sia per i contenuti culturali e scientifici valorizzati da esperti di fama internazionale: «La manifestazione sta assumendo dimensioni rilevanti. Basti pensare che alla prima edizione avevano partecipato oltre 500 cantine. E nonostante i quasi 1.000 espositori raggiunti quest’anno, vogliamo far crescere ulteriormente l’evento - ha affermato Gianpiero Calzolari, Presidente di BolognaFiere -. Bologna si candida a diventare il punto di riferimento per il settore del vino e per la riflessione strategica sulla sostenibilità. E con Slow Wine Fair rendiamo protagonista chi produce bene, chi fa prodotti di qualità e in modo sostenibile. Qui il pubblico trova vini di pregio e professionisti di grandi competenze. Di questi risultati dobbiamo ringraziare anche ICE, con cui il nostro rapporto si sta consolidando. Insieme alle fiere, ICE lavora al loro rafforzamento come tassello importante del sistema economico italiano e al potenziamento dei distretti produttivi del Paese». 

ICE è al fianco della Slow Wine Fair sin dalla prima edizione: «Una realtà governativa come la nostra - ha detto Brunella Saccone, Dirigente dell’Ufficio Agroalimentare - partecipa a Slow Wine Fair con convinzione, perché alla base di questa fiera ci sono valori nei quali ci riconosciamo, come la sovranità alimentare intesa come salvaguardia dell’agricoltura, rispetto delle tradizioni e sostenibilità, che mette al centro il biologico. È un evento con un senso profondo di apertura e di confronto: sono oltre 1.000 gli appuntamenti già fissati con i buyer internazionali». 

Numeri importanti, non meno dei messaggi che partono dall’evento e che sono centrali per il futuro dell’agricoltura. Come testimoniano i moltissimi produttori che hanno fatto da tempo una scelta precisa, che va nel senso della drastica riduzione o totale cancellazione della chimica di sintesi: «Non si può tornare indietro sul Green Deal - evidenzia Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio. Dobbiamo resistere sul punto che prevede il raggiungimento del 25% di territorio a biologico entro il 2030. Non dobbiamo ridurre la produzione, ma trovare forme innovative per incentivare certi tipi di consumi, perché per cambiare il modo di produrre bisogna cambiare innanzitutto il modo di consumare. La ricerca, l’identità territoriale e la sostenibilità del settore biologico permettono di dare maggiore forza ai viticoltori, ai territori e alle diverse varietà. Solo attraverso la cura del suolo si riuscirà a rendere il sistema vitivinicolo più resiliente rispetto al cambiamento climatico». 

Di transizione ecologica necessaria ha parlato Stefano Bonaccini, Presidente della Regione Emilia-Romagna: «Slow Wine Fair è una bellissima fiera che dà una grande opportunità a un certo tipo di vino sano e giusto, e offre un grande contributo alla coltivazione delle uve, alla produzione e alla transizione ambientale ed ecologica. Vedere tantissimi produttori qui in fiera fa bene, soprattutto perché quelli che Slow Wine Fair mette in campo supportano quella transizione ecologica di cui abbiamo estremamente bisogno in tempi brevi, senza contrapporre ambiente e lavoro. L’Emilia-Romagna vanta un primato europeo nelle produzioni Dop e Igp. Parliamo di un valore attestato sul cibo pari a 3,1 miliardi di euro, che diventano 3,6 se sommati al valore delle 30 produzioni vinicole di origine controllata. Siamo una delle prime regioni per produzione vitivinicola e soprattutto per superficie coltivata, quindi credo che questo aiuti molto il settore a crescere. Noi siamo presenti a Slow Wine Fair con l’Enoteca Regionale, che per il made in Italy, così ricercato nel mondo, è un ulteriore contributo che l’Italia può dare dal punto di vista dell’export e dell’attrattività del nostro Paese». 

Sul rapporto città-campagna e sul ruolo centrale dell'educazione si è soffermato Daniele Ara, Assessore all’Agricoltura, agroalimentare, scuola ed educazione ambientale del Comune di Bologna: «Dalle città devono partire visioni, ma quando parliamo di agricoltura deve esserci anche reddito. Abbiamo, dunque, il dovere di pensare a una conversione del sistema produttivo, soprattutto di dare una nuova visione alle future generazioni. Il vino è un grande esempio di come si possa avere un’agricoltura sostenibile, allo stesso tempo capace di stare sul mercato. È un passaggio fondamentale. Serve una reazione culturale ed economica e noi possiamo giocare un ruolo importante di educazione e di sviluppo dell’economia locale attraverso la ristorazione scolastica». 

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