E' COMINCIATA, IN ALASKA, LA STAGIONE DELLA PESCA PER IL 2023  

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Al via, da maggio, l’attività più importante del Paese che terminerà a ottobre, nel nome della naturalità e della sostenibilità.

E’ iniziata, come ogni anno, la stagione della pesca in Alaska, una delle più preziose risorse dello Stato che rappresenta non solo la sua attività prevalente ma anche la maggiore fonte di sostentamento per i lavoratori del settore e le loro famiglie.

La pesca, in Alaska, è la più grande fonte di sostentamento sia per i suoi abitanti sia per lo Stato, una delle risorse più preziose oltre che una tradizione profondamente radicata che coinvolge non solo i pescatori ma anche i trasformatori, gli scienziati e le forze dell’ordine.

Sono cinque i pilastri che fanno capo alla pesca sostenibile dell’Alaska e si identificano in:

  • Famiglie e Comunità
  • Gestione della pesca
  • Uso delle risorse
  • Responsabilità sociale
  • Certificazioni

1) Sono ben 9.000 i natanti che appartengono a piccole imprese famigliari, cittadini che lavorano osservando in modo responsabile le rigide leggi dell’Alaska sulla pesca, un’attività per la quale viene fatto il massimo dallo Stato per fornire le risorse per un buon andamento dell’economia. Questo avviene non solo utilizzando metodi di pesca sostenibile ma anche applicando le informazioni scientifiche che vengono costantemente fornite.

2) In Alaska la gestione della pesca è legge dal 1959 ed è contenuta nella Costituzione. Le agenzie statali, federali e internazionali condividono l’obiettivo della sostenibilità grazie alla quale è possibile prevenire l’eccesso del pescato e i danni che altrimenti subirebbe l’ecosistema. L’approccio precauzionale e scientifico della gestione fa sì che si catturi addirittura meno del consentito. Per proteggere l’ecosistema sono stati inoltre stati studiati i seguenti sistemi:

  • Chiusure ad hoc per periodi specifici e per alcune aree di pesca
  • Limitazioni sulle dimensioni della barca e di alcuni attrezzi
  • Divieto assoluto di utilizzo di alcuni attrezzi considerati dannosi
  • Limitazione delle licenze di pesca.

3) Da sempre, per tradizione, in Alaska, vengono utilizzate tutte le parti del pescato. Le lische, vengono impiegate in alimenti per animali domestici, in fertilizzanti e per rimuovere metalli pesanti e rifiuti radioattivi dal suolo mentre la milza, lo stomaco e le uova rappresentano una vera prelibatezza nella preparazione di sofisticate specialità. La pelle, poi, ha proprietà curative, ed è utile nel settore tessile e, dalle squame si ricava plastica biodegradabile. Anche l’olio è importante. Infatti rappresenta un’ottima fonte di salute per il cuore grazie al contenuto di acidi grassi omega 3 DHA e EPA.

4) Se proteggere l’ambente e il pesce è di vitale importanza in Alaska altrettanto lo è l’attenzione verso i lavoratori del settore per i quali lo Stato garantisce equità e sicurezza attraverso leggi federali e rigorose ispezioni.

5) La garanzia sulla sostenibilità dei prodotti ittici dell’Alaska è data attraverso la certificazione che ne indica anche la tracciabilità. L’Alaska aderisce alla Responsible Fisheries Management (RFM) e al Marine Stewardship Council (MSC). Entrambe le certificazioni hanno un programma di Catena di Custodia che garantisce il tracciamento fin dall’origine e sono valutati dal GSSI (Iniziativa di prodotti ittici sostenibili). Inoltre sono allineate con il codice di condotta per la pesca responsabile dell’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura delle Nazioni Unite (FAO).

Scienza e ricerca hanno ampiamente dimostrato come gli acidi grassi omega 3 portano indubbi benefici alla salute. I prodotti ittici dell’Alaska ne sono una fonte importante, in particolare il DHA e l’ EPA, contenuti solo in minima parte nell’alimentazione quotidiana. Il DHA, il grasso prevalente nel cervello e nel sistema nervoso centrale, è in grado, ad esempio, di influenzare lo sviluppo neuro cognitivo. Se poi parliamo di cuore scopriamo che HDA e EPA sono utili non solo per ridurre il rischio di infarto ma anche per contrastare i pericolosi trigliceridi. Inoltre l’FDA, ossia l’Ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, sostiene che gli acidi grassi sono un valido aiuto alle le donne in gravidanza per sostenere lo sviluppo del feto. E’ altresì dimostrato che gli omega 3 agiscono positivamente anche sulla depressione post partum.

www.alaskaseafood.it

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